Il Petroliere (There Will Be Blood)
Pubblicato da Marco su Marzo 18, 2008
E non poteva essere che Daniel Day Lewis il vincitore dell’ultimo oscar come miglior attore protagonista. Sarà forse perché hanno lo stesso nome, ma l’interprete londinese è riuscito a “calarsi” egregiamente nella parte di Daniel Plainview, personaggio principale dell’ultimo film di Paul Thomas Anderson, Il Petroliere, tratto dalle prime pagine del romanzo Oil! di Upton Sinclair.
Tutta basata sulla figura del protagonista, la pellicola segue la sua storia di terra, fango e petrolio, in un climax di cinismo, avidità e drammaticità.
Dal duro lavoro da ricercatore di oro e argento, si passa alla narrazione della vita di uno dei primi americani ad investire sull’oro nero, alla creazione di una piccola impresa di estrazione a conduzione “familiare”, per giungere al suo primo grande investimento, principale causa di diversi problemi che, degenerando, finiranno per far sprofondare, il protagonista, nella più assoluta misantropia.
Il personaggio che, più di tutti, metterà i bastoni fra le ruote a Plainview, è il predicatore (Paul Dano) di una piccola e remota comunità cristiana, composta dagli abitanti delle stesse terre texane che, l’imprenditore, decide di acquistare.
Tanto falso quanto il protagonista, sarà proprio il fondamentalista religioso ad approfittare più di tutti della forte presenza economica nella sua terra: egli otterrà i soldi per la sua comunità, riuscendo poi ad andar via.
La cattiveria del protagonista si intuisce già dalle prime riprese, in particolare dai primi piani sullo sguardo, attento e furbo, di Daniel Day Lewis.
E infatti, dalle scene finali del film, si ha la conferma sulla vera natura di Daniel Plainview, un uomo che ha approfittato persino di un bambino che, inizialmente, adotta per aggiudicarsi la fiducia delle famiglie con cui tratta, ma che poi, diventando un peso per la sua compagnia, decide di abbandonare.
Il film, non ha una storia né una struttura avvincente, ma ha la capacità di coinvolgere il pubblico dal primo all’ultimo minuto, grazie alla sua colonna sonora, firmata da Johnny Greenwood dei Radiohead, che sottolinea gli stati d’animo dei personaggi ripresi.
Degna del premio oscar è, inoltre, la fotografia: i primi piani oscuri e silenziosi del protagonista “parlano” più delle scene che presentano dialoghi.
Il petroliere è, quindi, il grande sconfitto dell’ultima edizione degli oscar. Infatti, dopo aver ricevuto ben otto nomination, ha trionfato in solo due categorie, sfigurando, forse ingiustamente, di fronte al rivale Non è un Paese per Vecchi.
In nulla inferiore ad esso, il film, forse presenta l’unica nota storta, nella sua durata da kolossal, troppo estesa e, secondo me, per niente adatta ad un prodotto che potrebbe esse classificato come un romanzo biografico.
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